Pittore, nasce a Torino nel 1694 e muore nella stessa città nel 1766. Fondamentali per la sua formazione sono i soggiorni a Bologna - nel 1716 - dove si avvicina al classicismo e ai Carracci, e a Roma, città in cui conosce Trevisani e si avvicina ai codici elaborati dell’Accademia dell’Arcadia. Protetto fin da giovanissimo dalla corte sabauda, dal 1719 riceve da quest’ultima importanti commissioni per il Palazzo Reale torinese - come il soffitto con il “Carro dell’Aurora” del secondo piano - e realizza alcune opere in provincia di Torino. Dopo essere stato nominato membro della confraternita torinese di San Luca, si trasferisce a Roma dal 1723 al 1731, entrando a far parte dell’Accademia di Francia. In questi anni lavora per i sovrani sabaudi sia presso il succitato palazzo e il Castello di Rivoli (si ricordano “Sofonisba” e il “Ratto di Elena”), sia realizzando alcune tele dal gusto marattesco - con spunti dal Conca, dal Brandi e da Trevisani - all’epoca in voga a Roma e Napoli, come la “Beata Savoia davanti a Cristo” (1731) e la “Deposizione” per Santa Croce a Torino. Nel 1736 viene nominato cavaliere dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro e contemporaneamente inizia la carriera di creatore di bozzetti per la tessitura delle tele auliche dell’arazzeria torinese. Al 1737 risale il “Giudizio di Paride” del soffitto del gabinetto cinese juvarriano di Palazzo Reale e al ’38 la prima parte della decorazione della Galleria del Beaumont, che oggi fa parte dell’Armeria Reale. Nel 1738 viene istituita la Scuola di Disegno per pittori, scultori e tappezzieri nel palazzo dell’Università a Torino, la cui direzione viene affidata al pittore. L’artista è attivo in provincia di Torino - ad esempio a Pinerolo (Beata di Chantal e San Francesco di Sales, monastero della Visitazione, 1740) -, a Cuneo e presso le residenze e le chiese di corte. Al 1755 risale la pala del “Beato Amedeo” per la chiesa del Carmine di Torino e quella di San Giovanni Nepomuceno per l’oratorio della Misericordia. Tra le ultime opere si ricorda il San Lorenzo del Duomo di Alba (1766).